CERCASI CONSULENTE FINANZIARIO

La scelta di un consulente finanziario è un passaggio decisivo nella vita di un risparmiatore. È un po' come individuare un medico, di comprovata competenza e professionalità, cui affidare la nostra salute e quella dei nostri cari. Il consulente finanziario dovrà dimostrare di aver cura dei nostri risparmi e dei nostri investimenti, agendo sempre nel nostro interesse e nel rispetto delle nostre esigenze. Fiducia e competenza sono dunque gli elementi su cui fondare un rapporto duraturo tra consulente e risparmiatore.

E allora, come capire se stiamo facendo la scelta giusta? Quali aspetti possiamo indagare? Proviamo a porre ad un “candidato consulente” alcuni quesiti.

1. In un’ottica generale, è bene chiedere “in cosa consiste concretamente la consulenza finanziaria? 

Una buona consulenza finanziaria è un percorso lungo, personalizzato, in continuo sviluppo che consente di aggiornare e adeguare il portafoglio di investimenti ogni volta che si verifichino mutamenti del mercato o delle specifiche esigenze personali del risparmiatore. Un lavoro basato sull’attenzione ai dettagli, sulle competenze professionali e sugli strumenti di analisi del consulente che gli consentano di agire sempre e solo quando necessario, con tempestività e precisione.

Farsi illustrare il contenuto concreto della consulenza finanziaria consente di valutare il professionista, non soltanto in funzione dei costi, ma anche rispetto all’operatività nel controllo dei rischi, nella verifica periodica degli obiettivi, nella reportistica dettagliata e, più in generale, in termini di valore aggiunto rispetto alle scelte del “fai da te”.

 

2. Di fronte alla proposta di uno specifico strumento finanziario, chiedere “perché proprio questo?” 

Per rispondere a questa domanda, occorrerà porsene altre due: l’esigenza che ho espresso può essere soddisfatta dal prodotto o dal servizio proposto? E in che modo questo è funzionale ai miei obiettivi d’investimento? Se parliamo di un singolo prodotto (ad es. un fondo comune o un comparto di Sicav), la spiegazione deve riguardare come e perché questo si inserisce positivamente nel portafoglio complessivo, la sua funzione, la capacità di ridurre il rischio e/o di incrementare le performance, la possibilità di distribuire cedole o dividendi, oppure la funzione di copertura da qualche eventuale rischio. E comunque, anche se si parla di un singolo strumento finanziario, una buona consulenza finanziaria personalizzata dovrebbe guardare all’insieme degli investimenti, cioè al portafoglio nel suo complesso, sempre aderente al profilo di rischio dell’investitore.

3. Nell’effettuare le diverse scelte di investimento, chiedere “con quali strumenti e metodologie sono selezionati prodotti e servizi?” 

Negli ultimi anni gli strumenti finanziari si sono moltiplicati: ci sono oltre 10.000 fondi comuni e Sicav, che significa oltre 50.000 comparti diversi acquistabili. Per gestire questa mole di dati ed informazioni in modo professionale sono indispensabili adeguati strumenti di analisi. È fondamentale quindi contare sulle più recenti tecnologie e garantire standard qualitativi aggiornati per assicurare la migliore qualità dei servizi offerti ai clienti.

4. Durante la valutazione di un investimento, chiedere sempre “quali sono i rischi e quali i costi legati all’investimento”?

Ognuno di noi conosce il proprio grado di accettazione del rischio e questo aspetto è cruciale all’atto di compiere delle scelte finanziarie, che andranno fatte in coerenza con le proprie esigenze e con il proprio profilo di investitore. È importante, pertanto, farsi spiegare con chiarezza quali siano i rischi legati all’investimento che si sta valutando e quali i possibili andamenti dello stesso in relazione a diversi scenari di mercato.

Riguardo ai costi, parliamo del dettaglio di tutti i costi, nessuno escluso: tutto deve essere esposto in totale trasparenza, secondo quanto regolamentato dalla normativa MiFID2. Dai costi d’ingresso a quelli di uscita, dalle spese di consulenza, alle eventuali penali, dalle commissioni di gestione a quelle di performance, se presenti. Queste ultime sono particolarmente insidiose perché possono comportare costi aggiuntivi anche in presenza di perdite e meritano quindi un approfondimento.

5. Nel corso di un investimento, chiedere “perché queste modifiche al portafoglio?”

Quando viene proposto un ribilanciamento del portafoglio (ad es. uno switch, con la sostituzione di un investimento con un altro), è necessario farsi spiegare perché e in che modo questo gioverà al proprio portafoglio. Occorre esigere chiarezza, capire e condividere le scelte suggerite: è il passo fondamentale da compiere per prendersi cura dei propri investimenti. E il consulente realmente professionale sarà il primo ad esigere, con fatti e numeri alla mano, dal risparmiatore una piena comprensione delle scelte effettuate.

Tutto diviene più semplice se il rapporto tra cliente e professionista è stato costruito e consolidato nel tempo su aspetti quali il dialogo, il confronto, una relazione di qualità nel rispetto dei ruoli e sulla massima fiducia.

 


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Fabrizio Fioravanti

Consulente Finanziario Iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari con Iscrizione Numero 480 del 23/04/2013

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